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Imprese UE in testa per investimenti in ricerca

19/11/2009
Gli investimenti industriali per la ricerca e lo sviluppo su scala mondiale sono aumentati del 6,9% nel 2008, nonostante la crisi economica, ma la palma dei migliori spetta alle imprese europee. L'incremento dell'8,1% è di molto superiore, per il secondo anno consecutivo, a quella delle imprese statunitensi (+5,7%) e a quelle giapponesi, 4,4%. Ma se due imprese targate UE (Volkswagen al 3° posto con 5,93 miliardi di euro di investimenti in ricerca e sviluppo e Nokia all'8°, oltre alle svizzere Roche e Novartis) figurano fra le prime dieci in classifica, nessun'impresa italiana è tra le prime 50. Il maggior investitore del mondo è stata la Toyota, con 7,61 miliardi di euro. La relazione appena pubblicata dalla Commissione europea (http://iri.jrc.ec.europa.eu/) mostra inoltre che sono le imprese dei paesi emergenti quelle che hanno registrato la maggiore crescita.

"Gli investimenti per la ricerca e lo sviluppo sono la strategia migliore per uscire più forti della crisi. Dobbiamo sostenere gli sforzi delle imprese dell'UE e concedere incentivi volti a rafforzare i settori europei ad alta intensità di ricerca. Costruire uno spazio di ricerca veramente europeo fa parte della risposta alla crisi, così come gli interventi comunitari destinati a promuovere investimenti intelligenti. Mi rallegro anche per l'aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese UE operanti nell'ambito delle tecnologie a basso tenore di carbonio, che rappresentano nuove fonti di crescita e di occupazione nell'UE", ha dichiarato il commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potočnik.

Le imprese con sede nelle economie emergenti hanno continuato a registrare la crescita più elevata nella ricerca, guidate dalla Cina con il 40%, seguita dall'India (27,3%), da Taiwan (25,1%) e dal Brasile (18,6%). Se l'impatto della crisi non si riflette ancora del tutto negli investimenti industriali in ricerca, è però più visibile in altri indicatori raccolti dal Quadro di valutazione appena uscito, quali gli utili di gestione delle imprese, che sono calati del 30,5% per le imprese UE e del 19,1% per quelle degli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti la crescita è dominata dai settori ad alta intensità di ricerca, quali il settore farmaceutico, la biotecnologia e l'informatica, mentre la crescita nell'UE è più uniformemente ripartita fra tutti i settori. Le imprese dell'UE sono in testa nei settori a media intensità di ricerca, quali i settore auto e componenti, apparecchiature elettroniche ed elettriche e i prodotti chimici.

Il settore farmaceutico e quello della biotecnologia consolidano la loro posizione come i maggiori investitori in ricerca, sia a livello mondiale che negli Stati Uniti, con percentuali, rispettivamente, del 18,9% e del 25,0%. Molte industrie farmaceutiche hanno registrato un forte aumento degli investimenti: ad esempio, Takeda Pharm. (+ 42,7%), Boehringer Ingelheim (+ 21,9%), Schering-Plough (+ 20,6%). Nondimeno Merck (USA), Johnson & Johnson e Pfizer hanno diminuito gli investimenti in R&S di una percentuale tra l'1 e il 2%.

Il settore delle auto e componenti è il terzo a livello mondiale, con un incremento degli investimenti del 17,1%, ma è il primo nella UE ed in Giappone, con percentuali rispettivamente del 25,0% e del 27,0%. Pur essendo questo il settore maggiormente colpito dalla crisi economica, l'anno scorso alcune imprese automobilistiche hanno registrato una crescita di R&S a due cifre: Volkswagen (+ 20,4%), Peugeot (+ 14,4%) e anche Fiat (+ 14,1%). Altre invece hanno considerevolmente ridotto gli investimenti in R&S, ad esempio Renault (−9,2%), Daimler (−9,1%), BMW (−8,9%), Ford Motor (−2,7%) e General Motors (−1,2%).

Il Quadro di valutazione di quest'anno conferma la forte attività in R&S delle imprese operanti nelle tecnologie per l'energia rinnovabile. Le sei imprese UE di questo settore hanno registrato una crescita impressionante degli investimenti in R&S nel corso degli ultimi tre anni.

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