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Lo Stato continua a non pagare i suoi fornitori privati

30/01/2017
Lo Stato continua a non pagare i suoi fornitori privatiL’ultima stima attendibile si riferisce ancora al 2015, ma è davvero impressionante e non può non impressionare: le aziende private, a fronte di forniture, manutenzioni o lavori fatturati alla Pubblica Amministrazione vantano crediti per 65 miliardi di euro dei quali almeno 34 da imputare ai ritardi nei pagamenti. Lo dice il sempre autorevolissimo Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Altrettanto deve preoccupare che, nonostante i fornitori abbiano l’obbligo dall’inizio di aprile del 2015 di emettere alla Pa le fatture in via informatica, lo Stato non ha ancora una mappatura certa dei debiti a cui deve fare fronte.

Una ‘catena di Sant’Antonio’ di debiti dal pubblico al privato

Secondo il Segretario della Cgia, Renato Mason, le ragioni dei ritardi nei pagamenti sono molteplici: «le lungaggini burocratiche, il cattivo funzionamento degli uffici pubblici, i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, l’abuso di posizione dominante del committente e la mancanza di liquidità». Ed aggiunge: «Nonostante dal primo gennaio 2013 la legge stabilisca che il pubblico debba pagare entro 30 giorni, salvo non sia un’azienda sanitaria che allora lo può fare entro 60, queste disposizioni continuano a essere spesso disattese, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere negoziale molto limitato nei confronti degli enti pubblici. Un problema, è bene sottolinearlo, che, purtroppo, non riguarda solo le transazioni commerciali con il pubblico, ma anche tra aziende private. Un malcostume generalizzato che non ha pari nel resto dell’Ue».

Solo la Ue potrà essere d’aiuto ai privati

Bisogna ricordare che la Commissione Ue non ha ancora archiviato la procedura di infrazione avviata nel giugno del 2014 nei confronti dell’Italia. Infatti l’Europa è intervenuta già presso il Governo lamentando la non corretta applicazione della direttiva Ue che impone i pagamenti in tempi certi e assolutamente minori a quanto oggi non accada nel nostro Paese.

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