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Fenice, stagione lirica 2017-2018: ci sarà da divertirsi

19/06/2017
E’ giocata, come di consueto, su di un saggio equilibrio fra repertorio di qualità (che fa bene alle casse del Teatro) e nuove proposte (che ne accreditano la fama di ente produttore di cultura ad alto livello) la stagione lirica 2017-2018 della Fenice di Venezia; quell’equilibrio che costituisce il segreto del successo sempre crescente di un Teatro che ha saputo coniugare in maniera esemplare le esigenze del bilancio con quelle artistiche, rappresentando, in un’epoca di risorse scarse come l’attuale, un modello da seguire.
L’altra alternanza virtuosa e ormai consolidata è quella che vede gli spettacoli dividersi fra la sala principale ed il teatro Malibran, quest’ultimo riservato all’offerta definibile di nicchia. Infatti, diversificando le location, si valorizza il patrimonio teatrale veneziano (quello che rimane al termine di una storia lunga e gloriosa) e si può presentare ogni proposta all’interno della cornice più adeguata sotto i profili artistico e tecnico.
Esaurita la premessa, va detto subito che la stagione, l’ultima firmata dal sovrintendente Cristiano Chiarot già designato alla guida del Maggio Musicale Fiorentino, è viva e stimolante.

Si inaugura, come di consueto, a novembre, con “Un ballo in maschera” di Giuseppe Verdi, affidato al direttore d’orchestra sudcoreano Myung-Wun Chung, musicista fra i più illustri che siano saliti sul podio della Fenice nella sua storia recente. La nuova produzione si segnala anche per la regia di Gianmaria Aliverta, giovane artista già sperimentato a Venezia nel repertorio del novecento e che ora si mette alla prova con la grande tradizione del melodramma italiano.
I due punti di riferimento della stagione sono questo “Ballo in maschera”, che la apre, e “Semiramide” di Rossini, che la chiude ad ottobre del prossimo anno. Anche quest’ultima è una nuova produzione, pensata all’interno del Progetto Rossini, voluto dal Teatro per celebrare il centocinquantesimo anniversario della morte del compositore pesarese. E si tratta di una produzione di particolare valore ed impegno, sia per la bellezza sublime dell’ardua partitura, sia per il valore del cast, guidato dal maestro Riccardo Frizza, e che vede nel ruolo del titolo il soprano australiano Jessica Pratt.
Nel mezzo, fra Verdi e Rossini, una serie di titoli sfiziosi, per questa volta tutti italiani, almeno per quanto riguarda l’opera vera e propria.
A gennaio, al Malibran, è prevista una rarità assoluta, rappresentata per la prima volta nel 1802 al teatro San Moisé di Venezia e mai andata in scena in tempi moderni. La sua riproposta si è resa possibile grazie al recente ritrovamento del manoscritto con la partitura. Si tratta de “Le metamorfosi di Pasquale”, farsa di un compositore noto per lavori ben più paludati quale Gaspare Spontini.
A seguire, per onorare come si deve il Carnevale, “Die lustige Witve” (La vedova allegra), la celebre operetta di Franz Lehàr che sarà presentata al pubblico in un nuovo allestimento firmato da Damiano Michieletto. E sarà interessante vedere in che modo l’estroso regista si lascerà ispirare dal tradizionale capolavoro.
Ad aprile un altro appuntamento di alto livello, al Malibran, con “Orlando furioso” di Antonio Vivaldi. Un cast di specialisti sarà guidato dal maestro Diego Fasolis.
Con uno di quei voli spericolati che sono belli e stimolanti in teatro, dopo il barocco tocca alla musica contemporanea, con la prima esecuzione italiana di “Richard III” di Giorgio Battistelli, dall’omonima tragedia di Shakespeare. Fra l’altro, occhio alla regia, affidata ad un grande del palcoscenico come Robert Carsen.

Da segnalare anche le riproposte di un repertorio che, oltre ad essere una sicurezza per il botteghino grazie soprattutto ai turisti sempre benvenuti, rappresenta nel contempo la valorizzazione di classici che appartengono alla storia della cultura del nostro Paese: ci si riferisce alla storica “Traviata” con la regia di Robert Carsen e l’attesissimo debutto nel ruolo del titolo del soprano Nadine Sierra; al “Barbiere di Siviglia”, che vedrà sul podio quell’eccellente artista che è il tenore Gregory Kunde; alla “Bohème”, diretta da Myung-Whun Chung; a “Madama Butterfly”, con scene e costumi della giapponese Mariko Mori; a “Elisir d’amore”, con la regia di Bepi Morassi; a “Norma”, con il ritorno a maggio, nel ruolo della protagonista, dell’inarrivabile Mariella Devia. All’interno del citato Progetto Rossini sarà ripreso anche il “Signor Bruschino”, sempre con la regia di Bepi Morassi.
Infine, da segnalare la consueta e benemerita programmazione per le scuole in collaborazione con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia: al teatro Malibran saranno presentate “Zenobia, regina de’ Palmireni” del veneziano Tomaso Albinoni e “Il regno della luna” di Niccolò Piccinni.

Adolfo Andrighetti

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