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Permessi di soggiorno in Italia: non per chi vuole lavorare

30/07/2019
Permessi di soggiorno in Italia: non per chi vuole lavorareIl dato è stato diffuso dall’autorevole Fondazione Leone Moressa, l’istituto di studi e ricerche nato nel 2002 da un’iniziativa della Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA e specializzato nello studio delle fenomenologie e delle problematiche relative alla presenza straniera sul territorio: nel 2018 sono stati concessi in Italia 13.877 permessi di soggiorno per motivi di lavoro. Un crollo abissale rispetto agli oltre 350 mila permessi concessi nel 2010.
Tra i 13.877 permessi dell’ultimo anno, il 40,5% è costituito da lavoratori stagionali, mentre solo il 10,6% è dato da lavoratori altamente qualificati. “Gli altri Paesi europei, compreso il gruppo di Visegrad – scrivono i ricercatori – continuano a far entrare migranti economici, evidentemente funzionali allo sviluppo dell’economia locale”. Infatti nel 2018 in Europa sono stati rilasciati complessivamente 3,2 milioni di permessi di soggiorno: record in Polonia, con 683mila, seguita da Germania (544mila) e Regno Unito (451mila). L’Ungheria lo scorso anno ha concesso 31mila permessi per lavoratori stranieri: 26mila in più di dieci anni prima. E tra i grandi, Germania e Francia hanno aperto ancor più le loro porte al lavoro degli immigrati.

Per il resto d’Europa l’immigrazione per motivi di lavoro è una occasione di crescita economica

Sulla base di questi dati, in Italia si registra il tasso più basso di tutta l’Uenel rapporto tra lavoratori in ingresso e popolazione residente: i 13.877 permessi del 2018 equivalgono ad appena 0,23 ingressi ogni mille abitanti, contro una media Ue di 2,24. Dal lato opposto, Malta ha rilasciato 21,40 permessi ogni mille abitanti, 15,72 la Polonia, 11,31 Cipro e 10,17 la Slovenia.
“Negli ultimi anni – conclude lo studio della Fondazione Moressa – l’immigrazione in Italia è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico: in realtà gli altri Paesi europei sono molto più attivi per quanto riguarda gli ingressi per motivi di lavoro e la chiusura del nostro Paese è difficilmente compatibile con uno scenario di crescita economica”.

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