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Arriva Gianni Morandi ed il Centro Commerciale si illumina di nuova luce: è accaduto al Valecenter di Marcon, nel veneziano, dove il cantante ha confermato di essere un mito, che attraversa generazioni nel nome della professionalità e di un grande rispetto per il pubblico. Il “Gianni nazionale” ha trascorso alcune ore a firmare copie del suo CD più recente (“D’amore d’autore”), ma soprattutto ha ascoltato le storie dei tanti, che hanno voluto raccontargli un episodio di vita, legato ad una sua canzone. Sono bastati pochi accenni delle sue hit per scatenare un gigantesco karaoke, che ha rallegrato l’atmosfera pomeridiana. “Il contatto umano, che vivo in occasione dei firmacopie nei centri commerciali – ha affermato Morandi – è molto vicina a quella del Cantagiro degli anni ’60, quando le strade venivano bloccate da un pubblico entusiasta di poter vedere i suoi beniamini. Il mio rapporto con il Veneto – ha proseguito – nasce nella mia gioventù, quando dal mio paese, Monghidoro, partivamo in pullman per andare a vedere l’opera all’Arena di Verona. Sarei onorato di impegnarmi per Venezia, ma i problemi della città non si risolvono certo con un concerto.” Prima del bagno di folla, Morandi ha incontrato alcuni ospiti disabili del centro diurno della comunità Santa Maria Madre Nostra di Mestre che, accompagnati dalle operatrici, gli hanno consegnato una copia del fotoromanzo da loro realizzato ed ispirato alla conosciutissima “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”. Il tour “D’amore d’autore” ripartirà il 22 Gennaio prossimo da Jesolo. “Una piazza, che mi porta fortuna” ha concluso il cantante, che farà tappa anche a Conegliano e Padova.
Più riciclo, meno sacchetti o contenitori monouso, eliminazione graduale dal mercato di “certe tipologie” di plastica, e possibilità di finanziare con fondi Ue plastiche a base di materiali alternativi al petrolio. La Commissione europea vara la strategia per la plastica, concepita per completare la transizione verso un modello sostenibile a inquinamento zero. E per il momento almeno non è prevista nessuna tassa. Il Commissario per la crescita e gli investimenti, il finlandese Jyrki Katainen, non nega che si stia ragionando su di una futura ‘plastic tax’, ma per ora dichiara che: «è troppo presto per promettere qualunque cosa. Le tasse mi piacciono solo quando sono ben concepite, e ancora non ci siamo». «È tempo di agire e di fare qualcosa – gli fa eco il vice presidente, Frans Timmermas – Ogni anno gli europei generano 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% è raccolta per essere riciclata. Continuando di questo passo, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci. Bandirla è impossibile, e abbiamo bisogno della plastica, ma abbiamo bisogno di una plastica migliore e più riciclabile». L’obiettivo è quello di usare solo plastica biodegradabile in Europa entro il 2030 Per ottenerla la Commissione ha deciso di puntare su due fronti, uno legislativo e un altro finanziario. Si lavora a nuove norme sugli imballaggi con l’obiettivo di migliorare la riciclabilità delle materie plastiche utilizzate sul mercato e accrescere la domanda di contenuto di plastica riciclata. Si vuole in sostanza sviluppare una filiera per il recupero e il commercio della materia. Impianti di trattamento specializzati permetterebbero di risparmiare circa 100 euro a tonnellata raccolta rispetto ai costi attuali. L’italiana Simona Bonafè, relatrice del pacchetto sull’economia circolare, sottolinea che: «Il pacchetto europeo prevede misure importanti per limitare l’uso delle microplastiche nei prodotti e per stabilire l’etichettatura di quelle biodegradabili e compostabili. Direttive in linea con il sentiero già intrapreso dal nostro Paese sia con le normative sui cotton-fioc non biodegradabili e le microplastiche nei cosmetici sia con la normativamente sui sacchetti compostabili».
Nel 2019 il comparto industriale mondiale potrà contare su più di 2,6 milioni di robot: una ‘città’ di poco più piccola di Roma. Già nel 2017 è stata superata quota 2 milioni, di cui oltre la metà in Asia e si preannuncia che l’anno appena iniziato vedrà il numero di robot impiegati nell’industria cinese superare quello dell’intera Europa. Il Vecchio Continente resta comunque leader per quanto riguarda la densità di robot nelle sue imprese: 1,9 ogni mille lavoratori, complessivamente, con la Germania che traina il fenomeno avendo più di tre robot ogni mille lavoratori. La rincorsa per altro deve continuare se non si vuole essere definitivamente scavalcati dai Paesi asiatici ed alla fine del prossimo aprile la Commissione Ue lancerà una “strategia per la robotica e l’intelligenza artificiale”. «Dobbiamo fare in modo – dice Andrus Ansip, ex premier estone, attuale vicepresidente della Commissione Ue che si occupa di dare forma al mercato unico digitale Ue – che i nostri cittadini e le nostre imprese sfruttino al meglio i benefici dell’automazione, ma al tempo stesso dobbiamo risolvere gli aspetti etici, legali e socio-economici». Ma l’Europa è più avanti nella produzione di robot industriali L’Unione non vuole perdere i suoi primati, visto che resta leader mondiale per quanto riguarda la produzione di robot: su 700 aziende attive sul mercato globale, 243 si trovano all’interno dell’Ue. Ci sono però diversi ostacoli da superare per non rimanere indietro. Il principale è nella frammentazione delle aziende e nelle troppe barriere nazionali tra i Paesi Ue in un quadro nel quale è invece indispensabile rimuovere la complessità dei sistemi e l’incompatibilità dei dati: lo sviluppo del cloud nella robotica, per una libera circolazione dei dati, è uno dei punti-chiave per l’Europa. Il vero interrogativo riguarda i possibili effetti negativi sull’occupazione: il 74% dei cittadini europei è infatti convinto che i robot rubino il lavoro.
La cultura europea è notoriamente ricchissima ed ha un ruolo fondamentale per l’identità di ogni singolo Paese e per tutta l’Europa oltre che essere preziosa per economia perché può tradursi in crescita e occupazione. Per questo il 2018 è stato decretato “Anno europeo del patrimonio culturale”. L’obiettivo è quello di valorizzare il contributo delle culture europee all’economia e società moderne e di promuovere la cultura come uno degli aspetti maggiormente prominenti della presenza internazionale dell’UE. La promozione del valore delle eredità culturali è anche una risposta diretta a coloro che distruggono deliberatamente i patrimoni culturali nel mondo, ad esempio in Medio Oriente. In quest’anno dedicato alla ricchezza culturale verranno organizzati eventi che faranno conoscere ai cittadini i propri tesori locali, regionali, nazionali e europei. Secondo il sondaggio Eurobarometro pubblicato lo scorso 7 dicembre, più di otto europei su dieci pensa che il patrimonio culturale sia importante per sé e per la propria comunità. Una percentuale che cresce ancor più nel nostro Paese, dove quasi nove italiani su dieci ritengono il patrimonio culturale italiano importante per l’Italia. Gli investimenti in cultura rendono economicamente venti volte tanto Il Parlamento europeo, quando ha votato ad aprile la dichiarazione del ‘2018 - Anno europeo del patrimonio culturale’, ha stanziato 8 milioni di euro per sostenere e finanziare le attività promozionali che potranno essere organizzate nei singoli Stati. Il relatore della proposta, il deputato rumeno Mircea Diaconu (ALDE, Liberali e Democratici), sottolinea: «vogliamo riportare il patrimonio culturale all’attenzione del pubblico. Dargli la dignità che merita e rafforzare la nostra identità. È anche un modo per riscoprire ciò che ci rende europei. E ci sono vantaggi economici evidenti nell’investire nella cultura: secondo studi di settore – conclude Diaconu – è stato dimostrato che investendo un euro, se ne ottengono in ritorno economico, più di 20».
Gli archeologi dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno scoperto il primo albergo di Jesolo (l’antica Equilo), oggi principale località balneare del litorale veneto con milioni di turisti nella stagione estiva. Il complesso, sorto nel IV-V secolo d.C., si trovava su un isolotto nei pressi dell’antico estuario della Piave Vecchia, nell’odierna località ‘Le Mure’. Dopo due anni di ricognizioni, scavi e ricerche, Sauro Gelichi, direttore del progetto archeologico di Ca’ Foscari nell’area e professore di Archeologia medievale al Dipartimento di Studi Umanistici, presenta la scoperta: «Si tratta di un posto di stazionamento, una ‘mansio’, forse anche per funzionari imperiali, che si trovava lungo una rotta endo-lagunare. La presenza di questo percorso, alternativo, o meglio integrativo, di quello terrestre, era stata ipotizzata, ma oggi ne abbiamo la prova archeologica». Si tratta di una vera e propria struttura alberghiera sulla rotta navigabile della Laguna Della ‘mansio’ finora è stata esplorata un'ampia porzione dell'edificio che serviva per l'ospitalità, caratterizzato da una serie di ambienti tutti uguali, affiancati l’un l’altro, e suddivisi in stanze che dovevano accogliere giacigli e cucine (ognuno di questi ambienti era provvisto di un focolare in mattoni). A questa struttura ‘alberghiera’ si affiancavano edifici con officine per le attività artigianali e probabilmente una piccola cappella per le funzioni religiose. Ma il complesso doveva essere più ampio. Distante dai luoghi di posta presenti lungo la viabilità principale, la via Annia, il nucleo insediativo tardoantico e altomedievale sull’insula Equilus era un luogo che accoglieva chi si spostava via acqua, nella rete dei canali lagunari, e lungo la viabilità endolagunare che collegava Ravenna, Altino e Aquileia. Gli archeologi di Ca’ Foscari e l’amministrazione comunale di Jesolo, che ha creduto fin dagli inizi in questa ricerca e la supporta, sono ottimisti sui risultati delle ricerche future, che dovrebbero consentire di porre in luce una delle strutture ricettive del Mondo Antico meglio conservate nel nostro Paese.
Con grande soddisfazione, Confartigianato Imprese Veneto ha salutato l’inserimento nella Legge di Stabilità 2018 del cosiddetto “Bonus del verde”. «È un grande risultato che dà dignità ad un settore, quello della manutenzione del verde, troppo spesso dimenticato – ha commentato in una nota la vicentina Stefania Dal Maistro che guida la neonata categoria dei “Manutentori del Verde” – La norma è molto semplice e consiste in una detrazione fiscale del 36% rivolta ai privati che decidono di intervenire nel verde, con un tetto massimo di spesa pari a 5 mila euro». I perimetri di questa nuova detrazione fiscale sono ben individuati: innanzi tutto l’importo massimo di € 5.000 è per unità immobiliare ad uso abitativo (quindi, un soggetto potrebbe beneficiare, ad esempio, sia per le spese di sistemazione del giardino dell’abitazione principale sia quelle per il giardino della casa al mare). Gli interventi agevolabili riguardano la “sistemazione a verde” di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni (impianti di irrigazione; realizzazione pozzi; realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili). «Sottolineo – prosegue Dal Maistro – che la detrazione spetta anche per gli interventi effettuati su parti comuni esterne di edifici condominiali e per le spese di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione degli interventi agevolati». In un settore nel quale c’è molto ‘nero’, la norma potrà essere un beneficio anche per lo Stato Il bonus verde porta una lunga serie di benefici non solo per chi opera direttamente nel settore, ma anche per l'indotto, cioè per tutto ciò che ruota attorno alla realizzazione di giardini e spazi verdi, cioè impianti elettrici, di illuminazione e di irrigazione. Ma l'aspetto senza dubbio più importante è che c'è, per la prima volta a livello normativo, il riconoscimento di una figura professionale, quella del manutentore del verde. Parlando di numeri, stiamo incidendo in un settore, quello florovivaistico, che in Italia conta 30 mila aziende con 2,5 miliardi di fatturato. In regione Veneto un provvedimento del genere avrà un impatto su almeno 2.850 aziende e almeno 7.500 addetti. Un settore in forte crescita, solo nel corso del 2016 abbiamo registrato un saldo positivo di 78 imprese per un +3,1%. «Questo bonus ci riconosce come categoria – conclude Dal Maistro – Nel nostro settore infatti, c'è molto abusivismo e un incentivo del genere può servire a creare nuova occupazione, far emergere il nero e combattere l’evasione fiscale. L’auspicio è che questa opportunità sia pienamente sfruttata dai potenziali beneficiari».
“Le costruzioni sono uno dei pochi settori capaci di moltiplicare il reddito e la ricchezza. Le infrastrutture sono uno degli elementi sui quali si costruisce e poggia la ricchezza di un Paese”. A ribadirlo è stato il presidente di Ance Venezia (Associazione nazionale dei costruttori edili), Ugo Cavallin, nel corso dell’incontro di fine anno con la stampa, utile per fare un bilancio per il settore. Un 2017 che, se per l’economia in generale sta dando qualche incoraggiante segnale di ripresa, nell’ambito delle costruzioni ha continuato a registrare motivi di fatica, come dimostrano i dati della Cassa Edile: gli operai sono cresciuti del 2,56%, ma sono pur sempre in diminuzione del 2,4% rispetto al 2015, mentre il segno negativo si impone sia sul numero delle imprese operanti (-2,4%), che della massa salari (-1,44%), che delle ore lavorate (-2,02%). Serve, dunque, un’inversione di tendenza che dia il via a una ripartenza piena ed effettiva. “Non basta stanziare fondi, se poi non c’è la capacità di trasformarli in opere e cantieri” ha avvertito Cavallin che, nel guardare alla prossima scadenza delle elezioni politiche, ha indicato tre priorità: il contrasto alla burocrazia, la riduzione della tassazione e la totale sostituzione del Codice degli appalti. “I Comuni – ha sottolineato - hanno bisogno di aiuto per districarsi in questa selva di norme complicate e Ance Venezia è disponibile e pronta ad offrire questa collaborazione". Il territorio veneziano si sta dimostrando finalmente capace di attrarre nuovi investimenti Guardando al prossimo anno, motivi di fiducia non mancano per il futuro della città a partire dai nuovi hotel che cambieranno il volto alla zona circostante la stazione ferroviaria di Mestre: “I nuovi e qualificati insediamenti alberghieri – ha osservato il presidente di Ance Venezia – possono essere visti come un fattore positivo e di sviluppo della terraferma veneziana con un forte impulso al progetto di rigenerazione urbana da tutti auspicato, che abbina la riqualificazione delle aree e delle infrastrutture materiali a una migliore qualità della vita della cittadinanza. Finalmente il territorio si dimostra capace di attrarre investimenti.” Positivo il giudizio di Cavallin anche sugli sviluppi del Patto per Venezia firmato un anno fa (“gli stanziamenti cominciano a tradursi in progetti”), sul ritorno dei fondi della Legge Speciale per Venezia, sul Bando periferie e sulle risorse per la Città metropolitana, purché tutto ciò si traduca in un effetto a cascata positivo che rimetta in marcia l’imprenditoria del territorio. Infine, una considerazione sugli sviluppi del Mose, al netto da ogni giudizio sull’inchiesta giudiziaria che doverosamente sta facendo il suo corso: “Molte imprese che fanno parte del Consorzio Venezia Nuova continuano a non essere pagate e faticano a liquidare gli stipendi. Quello della Mantovani è il caso più eclatante”, ha ribadito Cavallin spiegando che “Ance Venezia è pronta a fare la sua parte anche qualora fosse recepita la condivisibile proposta di istituire un’Autorità d’indirizzo e monitoraggio con il Ministero delle Infrastrutture, la Regione e la Città metropolitana”.
Firmata l’ipotesi di accordo per il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro che rinnova e accorpa i due precedenti contratti collettivi dell’area tessile-moda e dell’area chimica-ceramica. A sottoscrivere l’accordo Confartigianato Moda, Confartigianato Chimica, Confartigianato Ceramica, Cna Federmoda, Cna Produzione, Cna Artistico e Tradizionale, Cna Servizi alla Comunità, Casartigiani, Claai e le organizzazioni sindacali dei lavoratori Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil. I due vecchi contratti erano scaduti nel 2016, mentre quello unificato avrà validità fino a tutto il 2018 e si applica ai dipendenti delle imprese artigiane dei settori tessile, abbigliamento, calzaturiero, pulitintilavanderie, occhialerie, chimica, gomma plastica, vetro, ceramica, terracotta, grès, decorazione piastrelle. «Una intesa a “trazione veneta” per tante ragioni – spiega soddisfatto Giuliano Secco, Presidente regionale veneto della Federazione Moda, tra i firmatari in qualità di delegato nazionale Confartigianato per la moda – Nei numeri innanzi tutto, ben 8.300 le imprese regionali artigiane dei settori coinvolti e oltre 25mila i dipendenti a cui si applica il rinnovo. Dalla nostra specializzazione nel contoterzismo poi è gemmato, in tema di legalità e contrasto allo sfruttamento del lavoro lungo la filiera, il riconoscimento della responsabilità in solido prevista per gli appalti anche per il lavoro in subfornitura. Ed infine – prosegue Secco – sono davvero orgoglioso della sottoscrizione sia del protocollo sulla legalità sia dell’avviso comune da presentare alle istituzioni nel quale abbiamo inserito, come best practice, il progetto di etichetta parlante nato in Veneto e che, grazie alla collaborazione tra Tavolo Veneto della Moda, Regione Veneto, Unionfiliere (con il sistema di certificazione TF) ed Unioncamere Veneto, mette a disposizione dei settori interessati un sistema moderno e digitale di tracciabilità. A garanzia dei consumatori, della filiera, della qualità e del lavoro». Non solo aumenti salariali: ci sono specifiche norme par favorire la nuova occupazione Per quanto riguarda la parte economica, l’accordo prevede aumenti salariali a regime pari a 45 euro per il Livello 3° settore abbigliamento; di 48,10 euro per il settore chimica; di 42 euro per il settore ceramica. Gli aumenti salariali tengono conto del recupero reale dell’inflazione e degli andamenti del settore. Per quanto concerne il Mercato del lavoro, l’intesa prevede molte novità: l’adeguamento della normativa contrattuale dell’apprendistato alle disposizioni del decreto 81/2015; la definizione di una specifica tipologia di contratto di lavoro a tempo indeterminato per il reinserimento al lavoro destinato ad alcune categorie di lavoratori, che prevede la corresponsione di un salario d’ingresso attraverso il sistema del cosiddetto sottoinquadramento; l’ampliamento della possibilità di assumere lavoratori con contratto a tempo determinato. «Questo contratto – conclude Secco – è importante perché è il primo vero accorpamento di settori manifatturieri diversi in attuazione della razionalizzazione del numero dei contratti prevista dal nuovo modello contrattuale dell’artigianato e delle piccole imprese. Inoltre consente di utilizzare nuovi strumenti per favorire il migliore collocamento delle risorse umane, valorizzare l’apprendistato e la bilateralità, realizzare soluzioni di welfare su misura per i settori interessati e meglio rispondere alle sfide della competitività».
Si perdono le emozioni o sono rintracciabili in quel labirinto complicato che è la mente umana? Profuma ancora il desiderio di un tempo? Può splendere un colore sbiadito? Trovi in un’ immagine un ritorno alle origini? Nel secondo volume di versi, edito Cleup, Valter Esposito, (giornalista e già scrittore di biografie e romanzi brevi), dal titolo “Le emozioni perdute”, ci cattura e, semplicemente, ci dà da pensare. In un periodo in cui non si ha più tempo, né voglia di pensare. Il trascorrere inesorabile del tempo, che sconvolge l’anima e trasforma i corpi; le assenze che son sempre presenze; l’occhio, che, più acuto, si sofferma maggiormente sullo spettacolo della natura, l’alba, il mare, i girasoli che infiammano, la purezza degli animali, le radici e i vermi. Non manca l’uomo, non manca il corpo, l’affondare le mani e la bocca a riempire i sensi. A recuperare ossigeno e attimi per andare avanti. C’è sempre la parola amore. E il domandarsi quale sia la nostra missione. Soffermiamoci sulle parole, sulle parole di una poesia, affianchiamoci ad Esposito ad “ascoltare l’eco dei miei passi… o ad attendere, fermo, un taxi di colore nero” C’è l’urlo soffocato, l’urlo bisbigliato, l’urlo accennato, c’è il tempo scaduto, ed il sorriso sempre vivo della madre. Uno strano rumore, “il fruscio di una tenda che segue il volere e il volare del vento”. E poi “Il desiderio di un giorno diverso e il poeta si ammala della propria malinconia osserva allo specchio i suoi stanchi movimenti e la diversità di quel giorno è il suo volto felice”. ed ancora “Uccidimi, non dirò a nessuno che sei stata tu!” Questo libro è danza, tra passi delicati e prese robuste. Questo libro emoziona. Margherita Ruglioni
Mentre in Italia la politica continua a discutere e i partiti a dividersi sul tema “se, come, quando” sia possibile imporre una tassazione ai colossi del web per gli enormi introiti che fatturano annualmente, ecco che Facebook annuncia unilateralmente la sua rivoluzione amministrativa. Il social network adotterà un nuovo modello organizzativo e una struttura di vendita locale nei Paesi in cui è presente un ufficio che fornisce supporto alle vendite nei confronti degli inserzionisti locali. Semplice ed efficacie: i ricavi pubblicitari realizzati col supporto dei team locali non saranno più contabilizzati dalla sede internazionale a Dublino, ma dalla società presente in quel paese. Il cambio di struttura comporterà quindi che i ricavi contabilizzati in Italia saranno soggetti alla fiscalità italiana. L’importante annuncio è stato dato, ovviamente online nella newsroom del social network, da Dave Wehner, Chief Financial Officer di Facebook. Con grande semplicità il manager ha spiegato che: «Crediamo che cambiare verso una struttura di vendite locali fornirà maggiore trasparenza ai governi e ai policy makers che nel mondo hanno chiesto una maggiore visibilità sui ricavi legati alle vendite locali». L’esempio Facebook potrebbe fare da guida per una legge da applicare a tutti i colossi del web La clamorosa mossa arriva in risposta alle pressioni europee sui sistemi fiscali adottati dalle big del web Usa e coinvolgerà, oltre all’Italia, anche Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Norvegia, Polonia. Svezia. Facebook punta a implementare questo cambiamento nel corso del 2018, con l’obiettivo di completare la transizione entro la prima metà del 2019. «La scelta di Facebook – ha commentato Sergio Boccadutri, deputato e responsabile Innovazione del PD – rappresenta il giusto approccio alla controversa materia del rapporto tra la regolazione dei mercati e la dimensione globale dei giganti del web. È quindi corretto affrontare la questione sotto il profilo della stabile organizzazione, diversamente ogni proposta di ‘digital tax’ che discrimina tra off-line e on-line, ha l’unico effetto di penalizzare imprese e utenti».

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