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Le interviste di Asterisco: Federico Allamprese

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Nonostante sia giunto fino a noi in una versione frammentaria e dei dubbi rimangano sulla precisa identità dell’autore, il romanzo “Satyricon”, risalente al primo secolo d.C., non ha mai cessato di esercitare un certo fascino anche in epoca contemporanea: sarà l’atmosfera gaiamente e spensieratamente libertina che lo contraddistingue, sarà anche il pungente intento satirico e lo spirito avventuroso, resta il fatto che l’opera di Petronio Arbitro è fra le più conosciute di quelle giunte fino a noi dalla classicità romana; basti ricordare, in proposito, l’omonimo film di Fellini (1969). Qui però interessa l’opera in un atto del compositore veneziano Bruno Maderna (1920-1973), rappresentata il 16 marzo 1973 al Festival d’Olanda di Scheveningen sotto la direzione dell’autore, che morì quello stesso anno. Per la stesura del libretto – redatto utilizzando quattro lingue e cioè inglese, francese, tedesco e latino – Maderna si ispirò all’unica parte del romanzo giunta a noi intatta e cioè il banchetto di Trimalcione: acuminata satira delle ridicole manie di grandezza nutrite dai nuovi ricchi, categoria che nella opulenta Roma del primo impero doveva essere ben rappresentata ma che costituisce un pittoresco genere umano di perenne attualità. Il libretto è appunto la rappresentazione caricaturale della boria, ridicola ma anche ingenua, del ricchissimo Trimalcione (Trimalchio), che durante un banchetto celebra sé stesso per essersi fatto come si dice dal nulla, contando solo sulla propria abilità e sulla propria spregiudicatezza. Emerge tutta la volgarità di questo tronfio e borioso arricchito, che si esalta pensando ai milioni accumulati ma che rimane fastidiosamente rozzo nel suo lamento sulla stitichezza inguaribile da cui è afflitto e anche brutale quando parla della moglie Fortunata, alla quale l’epiteto più gentile che rivolge è quello di sgualdrina. Tuttavia anche gli aspetti più irritanti di Trimalcione, a cominciare dalla sua grandeur grassa ed esibita, sembrano riscattati almeno in parte da una certa comicità autoironica, una risata ammiccante con cui il ricchissimo crapulone li sdrammatizza, rendendoli, se non accettabili, almeno perdonabili. In quel corpaccione gonfio di cibo e di vino, poi, magari batte un cuore a suo modo generoso, dal momento che, forse ricordando di essere stato un liberto, promette di affrancare i propri schiavi e, quando sarà il momento, di concedere loro un lascito testamentario, riconoscendo che la loro umanità non è diversa da quella delle altre persone. Insomma, c’è da chiedersi se sia corretto avere una concezione così negativa del Trimalcione di Maderna o se invece, sotto la scorza del rozzo arricchito che si concede il privilegio di essere sé stesso senza ipocrisie, non si nasconda un’umanità più vera rispetto a quella di chi gli sta attorno. L’operina di Maderna, in un atto, è un divertissement in cui il compositore sembra divagarsi variando di continuo stili e modi, alternando recitato, recitativo, declamato, arioso, e impreziosendo la partitura di ammiccanti citazioni. I diversi pezzi, quasi dei numeri chiusi, di cui si compone l’opera, sono collegati da cinque sezioni su nastro magnetico, nelle quali è registrata una sorta di miscellanea sonora composta da suoni musicali, voci umane, persino versi di animali, a creare l’immagine di una realtà musicale – e quindi di una realtà tout court – confusa e indefinita; quella di Trimalcione come quella di oggi, naturalmente. “Satyricon” viene riproposto alla Fenice in occasione del cinquantesimo anniversario della prima rappresentazione e della morte del compositore veneziano, dopo essere comparso al Teatro Goldoni nel 1998. La concertazione e direzione sono affidate al maestro Alessandro Cappelletto a capo dell’Orchestra della Fenice, mentre la regia è di Francesco Bortolozzo, con i collaboratori Andrea Fiduccia (scene), Marta Del Fabbro (costumi), Fabio Barettin (disegno luci), Giovanni Sparano (regia del suono). Lo spettacolo è concepito come una proiezione surreale, in un presente senza tempo, dell’antica vicenda narrata da Petronio Arbitro. L’impressione di una dimensione onirica, sospesa fra sogno ed incubo, è data dal palcoscenico quasi nudo, solo dei pannelli grigiastri a delimitarlo ai lati e ben pochi elementi di arredo, soprattutto il tavolo della cena proverbiale a chiudere orizzontalmente lo spazio in fondo; dai costumi, le cui fogge moderne e i colori sgargianti ben si intonano con le luci, che cambiano continuamente colore ed intensità pur rimanendo prevalentemente chiare, crude, quasi violente. In questo contesto così sovraesposto si muovono i solisti, i cui atteggiamenti sono accuratamente studiati dalla regia; e cinque bravi mimi, che conferiscono dinamismo e vivacità ad un palcoscenico altrimenti statico a causa di un libretto che non ha consistenza drammaturgica ma consta di tanti pezzi staccati giustapposti fra loro e, come prevedeva lo stesso Maderna, ricomponibili secondo un ordine affidato alla fantasia degli esecutori. Ricordiamoli subito questi cinque ragazzi, così ben preparati e affiatati: Estella Dvorak, Emanuele Frutti, Roberta Piazza, Giulio Venturini, Aaron Weber. Il palcoscenico è dominato dall’eccellente Trimalcione del tenore Marcello Nardis, di rosa vestito ad enfatizzare, se mai ce ne fosse bisogno, la sua presenza imponente. L’artista dà il meglio di sé nella realizzazione scenica del personaggio ed è dotato di voce perentoria e squillante anche nelle improvvise ascese all’acuto. Sorprende, invece, che il suo personaggio non possieda quelle caratteristiche di sfrontatezza, di sbruffoneria, che dovrebbero essergli coessenziali e si presenti invece frastornato, incerto, timido, a dare l’impressione di un’umanità precaria anche sotto il profilo mentale. Resta il fatto che questo smarrito Trimalchio, che sembra piombato lì quasi per caso a differenza dei suoi commensali in apparenza più strutturati, ad un certo punto si mette ad effondere sangue e a consegnare l’Eucaristia ai presenti, come una sorta di alter Christus. Sfugge il senso di questa trasfigurazione, che appare arbitraria nel contesto dello spettacolo e alla quale non si riesce a dare altro significato se non quello di una gratuita provocazione, di quelle oggi tanto di moda. Molto centrato l’Habinnas del tenore inglese Christopher Lemmings, cui è affidato il boccaccesco racconto della matrona di Efeso e che dimostra pieno controllo sia del palcoscenico sia dello stile vocale richiesto da questo repertorio. Altrettanto si deve dire della Fortunata del mezzosoprano Manuela Custer, che va apprezzata non solo per la gloriosa carriera già percorsa ma anche per il valore delle sue attuali performance artistiche. Ben centrato anche l’Eumolpus del basso Francesco Molinari e a posto anche il Niceros del bravo baritono William Corrò e la Criside del mezzosoprano Francesca Gerbasi. A tutti, solisti ed orchestra, ha dato il suo prezioso supporto dal podio il maestro Alessandro Cappelletto, tenendo in mano con precisione le fila della non facile partitura. La pomeridiana di sabato 28 gennaio ha fatto registrare un caldo, cordiale successo da parte del numeroso pubblico presente. Adolfo Andrighetti
“Respira Aria Sana a 360°”, obiettivo strategico della padovana Idrobase Group, si arricchisce di una novità di rilevanza mondiale: è stato, infatti, realizzato il primo cannone “sparanebbia” a 120 bar, capace di eiettare miliardi di microgocce leggermente più grandi delle particelle inquinanti di PM 2.5, garantendone così il completo abbattimento. L’esposizione alle polveri sottili è un’acclarata causa di cancro ai polmoni, al colon ed all’intestino; le aree e le città industriali sono quelle a maggior rischio (solo in Europa si stimano oltre 400.000 morti all’anno), soprattutto nei Paesi in rapida crescita economica. Il nuovo prodotto della linea “Elefante”, leader di settore (migliaia di precedenti modelli sono presenti da anni soprattutto sul mercato cinese), è accompagnato, nel catalogo 2023 della “multinazionale tascabile”, da un’altra, importante novità “Made in Italy” per la salubrità degli ambienti: l’apparecchio BKM destinato ad eliminare virus, tra cui il Covid e di cui viene presentata la versione 3.0, frutto della ricerca con l’Università di Padova e destinata a mantenere salubri ambienti ampi (fino a 200 metri quadri). Si tratta di un purificatore d’aria per ambienti indoor, che sfrutta la tecnologia UV-C per abbattere direttamente patogeni aerodispersi; attiva inoltre un foto-catalizzatore, a base di nano-particelle di titanio, che riduce la concentrazione dei composti organici volatili (VOC) nell’aria. Lo sviluppo del dispositivo è durato 10 mesi e si è basato sulle sperimentazioni eseguite su n-decano, toluene, formaldeide, tricloroetilene, acetone, per quanto riguarda i VOC; su escherichia coli, per quanto riguarda i patogeni. A questo proposito, si è considerata la scala di resistenza indicata dalla Food and Drugs Administration (FDA), che individua la categoria dei batteri tra le più resistenti alle operazioni di disinfezione tra i microorganismi, anche rispetto ai virus a barriera lipidica come i Coronavirus. «Per Idrobase Group, il 2023 sarà un ulteriore anno di sfide sui mercati globali - afferma il Co-presidente del gruppo di Borgoricco, Bruno Ferrarese, che indica una potenzialità di crescita del 20% nel fatturato, chiusosi positivamente anche nel 2022, nonostante l’incendio, che a luglio distrusse uno dei magazzini, il cui nuovo capannone sarà significativamente inaugurato ad un anno di distanza assieme a rinnovati uffici aziendali - Sarà un anno indirizzato ad una crescente internazionalizzazione del nostro business; per questo, a fine mese, saremo impegnati in una missione commerciale, che toccherà Stati Uniti e Giappone, mentre in Korea e Vietnam stringeremo nuovi accordi per migliorare la nostra presenza sui mercati del Far East».
Trasformare la demolizione del capannone reso inagibile dall’incendio del 10 Luglio scorso in un test probante per le più moderne tecnologie nell’abbattimento delle polveri PM 2.5 e PM 10 in ambiente industriale, da cui è recentemente nata la rete d’impresa “Safebreath.net” con la piemontese Sibilia e la trevigiana MVT – Mion Ventoltermica: così, l’opera del mezzo speciale per l’abbattimento della costruzione sinistrata è in questi giorni accompagnata dall’azione dei macchinari Idrobase (cannoni sparanebbia, moduli e linee misting, idropulitrici) per l’abbattimento delle polveri al suolo e la pulizia delle superfici. “In questo modo chiunque può verificare l’efficacia dei nostri sistemi. Trasformare la crisi in opportunità: è questa la sfida, che permea l’azione di Idrobase Group dal 9 Luglio scorso, quando un incendio ha distrutto un magazzino nella sede di Borgoricco, mandando in fumo prodotti in consegna per 1.300.000 euro e danneggiando altre strutture aziendali. Da subito, abbiamo riorganizzato la catena produttiva, riadattando la logistica aziendale e motivando il team, non puntando a ristrutturare l’esistente, ma facendo del sinistro l’occasione per programmare un nuovo futuro” evidenzia il Co-presidente, Bruno Ferrarese. “Fare di necessità, virtù”: così l’altro Co-presidente, Bruno Gazzignato, presenta la scelta di dotarsi di ben 4 magazzini verticali con oltre 200 “cassetti”, la cui gestione è robotizzata: 3 impianti saranno a servizio della logistica ed uno servirà la produzione. “E’ un’autentica rivoluzione organizzativa, che ci permetterà di non occupare una superficie di 1924 metri quadrati, destinandola altresì a nuove linee produttive” annuncia Gazzignato. “La nostra – conclude Ferrarese – è la resilienza dell’ottimismo, che cercheremo di trasmettere anche attraverso il nuovo catalogo, ma che soprattutto ci sta permettendo di chiudere il 2022 con un fatturato di 15 milioni di euro, in linea con quanto realizzato l’anno scorso, nonostante la difficile contingenza economica, la crisi internazionale e le evidenti difficoltà dovute all’incendio.”
Sono Uomini e donne della Bonifica (rappresentati da ANBI Veneto) ed il Comune di Cavallino Treporti, i vincitori dellannuale Premio A.R.G.A.V. (Associazione Regionale Giornalisti Agroambientali di Veneto e Trentino Alto Adige), attribuito annualmente dal Direttivo a personaggi e realt, che con la loro attivit illustrino il territorio veneto. Recitano le motivazioni: a Uomini e donne della Bonifica per il quotidiano, silenzioso ed attento lavoro a servizio del territorio, ancora pi prezioso in questanno straordinariamente siccitoso al Comune di Cavallino Treporti per fare dellospitalit un segno distintivo tra valorizzazione del territorio e del patrimonio umano La cerimonia, anticipata dallassemblea associativa di fine anno, si terr sabato 10 Dicembre prossimo, alle ore 12.00, nel salone del ristorante Villa Contarini, a Monselice (Padova) e preceder il tradizionale pranzo di Natale dellAssociazione. Il Premio ARGAV ha come finalit quella di "premiare persone meritevoli e di dare lustro allassociazione" e si pone lobiettivo di dare un riconoscimento agli esponenti della cultura/giornalismo veneti o trentini che abbiano positivamente illustrato le terre, cui fa riferimento l'associazione. Inoltre premia personalit che si siano particolarmente distinte per le capacit di comunicare, tutelare e sensibilizzare lopinione pubblica trattando argomenti come lagricoltura, lambiente, il paesaggio rurale, i prodotti tipici, il mondo della comunicazione mantenendo uninformazione obiettiva, corretta e preparata. Nel 2021 il premio (nella foto il momento della consegna) era stato assegnato alle Mamme No Pfas e ritirato, in rappresentanza dellassociazione, da Cristina Cola, Michela Zamboni e Patrizia Zuccato.
Anche le migliori opportunit naufragano senza unadeguata e corretta comunicazione: successo cos per il Superbonus, rischia di succedere altrettanto per le comunit energetiche: ad affermarlo Lino Bertin, Presidente ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali ed Immobiliari) Veneto, a margine del convegno Luci ed Ombre organizzato a Conegliano per iniziare ad approfondire le nuove tematiche. necessario formarci per poter adeguatamente informare - prosegue Bertin - Ovunque c una grande necessit di condividere le nuove opportunit, che non solo permettono di risparmiare sulle bollette, ma incentivano la produzione di energia rinnovabile. Linteresse di ANACI indirizzato a edifici che, grazie al posizionamento di pannelli fotovoltaici, possano scegliere tra lautoconsumo dellenergia prodotta o il trasformarsi in comunit energetica che, dopo aver assolto le necessit condominiali, cede il surplus di energia ad altri soggetti collegati o ad un gestore di rete. unopportunit da perseguire con professionalit aggiunge il Presidente nazionale di ANACI, Francesco Burrelli che, per quanto riguarda il Superbonus, rende noto che si sta valutando di posticipare al 31 Dicembre il termine ultimo del 110% per permettere di rientrarvi ancora a qualche condominio; non si hanno per finora novit. Le uniche certezze sono due conclude Burrelli La prima che nelle 153 pagine della Legge Finanziaria non c alcuna riga dedicata al Superbonus; la seconda che a beneficiarne finora non sono certo state le fasce popolari. A fronte di circa 180.000 pratiche accolte per villette, sono state solo circa 38.000 quelle interessanti condomini. Eppure in Italia sono oltre 40 milioni le persone, che vivono in circa 1 milione di edifici con pi appartamenti. Le ripetute incertezze applicative hanno ormai fatto perdere la fiducia in uno strumento altres importante per rendere meno energivoro un patrimonio edilizio datato; ora servono solo regole certe e pagamenti dilazionati in un piano decennale per ristrutturare gli immobili.
Lo Space Tour di Andrea Vettoretti sbarca in Inghilterra in uno dei luoghi pi importanti per la musica: il Kings Place di Londra. Quantum One, il nuovo album e progetto artistico del chitarrista e compositore trevigiano, in tour in Europa: dopo Portogallo e Spagna ora la volta della capitale inglese. Il Kings Place si trova in un inconfondibile edificio moderno (opera di Dixon Jones), costruito nel 2008 e che ben si integra con la suggestiva darsena adiacente, il Battlebridge Basin: le facciate in vetro ondulato richiamano, infatti, la superficie dell'acqua. Inquilino di spicco lo storico quotidiano 'The Guardian', mentre al piano interrato si trovano spazi destinati alle performance musicali. La Hall 1 rinomata per l'eccezionale acustica: la struttura in legno del soffitto stata ricavata dal tronco di un'unica quercia plurisecolare e speciali cuscinetti in gomma eliminano ogni disturbo. Lalbum di Vettoretti, disponibile in cd e su tutte le piattaforme digitali, prodotto da Paolo Dossena e pubblicato da Compagnia Nuove Indye; su You Tube anche pubblicato un videoclip animato del brano Space is Freedom, poetico viaggio delluomo attraverso lo spazio tempo delluniverso, corredato dalla lettura del primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte dellattrice Sabrina Impacciatore, ora impegnata negli Stati Uniti a seguito del grande successo della serie The White Lotus, dove una delle protagoniste. Il progetto Quantum One frutto di un lavoro durato tre anni,assieme ad importanti collaborazioni scientifiche, con lobbiettivo di sensibilizzare ad una nuova visione del nostro pianeta e del convivere;nel cd, con Andrea Vettoretti suonanoRiviera Lazeri al violoncello e Fabio Battistelli al clarinetto.Prestigiosa la collaborazione con il Grammy Award, Andrew York,co-autore ed interprete del brano Qubit, special track dellalbum. In questo lavoro Andrea Vettoretti interagisce con i suoni cosmici, creando eleganti suggestioni;grazie alla collaborazione con lastrofisico, Paolo Giommi (Agenzia Spaziale Italiana ed ONU) e con il divulgatore scientifico, Fabrizio Marchi,il musicista esplora le armonie sonore dello spazio, unendole alla musica per creare ununica, poetica energia.Lascoltatore pu cosi` scoprire suoni primordiali come i 3 K emessi dopo il Big Bang, le stelle Pulsar, le sinfonie emesse da galassie come la Via Lattea oppure il suono dei buchi neri, chiamati QPOs. Il percorso musicale di Quantum One comincia dalla prima luce dell'Universo fino ad atterrare sul nostro Pianeta, dove il canto delle megattere ci riporta allelemento primigenio della vita: lacqua. La musica il segnale pi forte, che luomo possa diffondere in armonia con il cosmo dichiara Andrea Vettoretti,riconosciuto caposcuola del New Classical World, genere musicale che, partendo da una matrice classica, vira verso raffinate sonorit per coinvolgere pubblici pi ampi.
E stato un derby in famiglia la 59 edizione della Coppa Faganelli di corsa campestre,che ilC.U.S. Venezia tornato ad organizzare nella pineta di SantElena dopo 3 anni di forzato stop, causato dallAqua Granda (2019) e dalCovid (2020 2021). Alla fine lha spuntata il plesso Priuli-Carminati dellIstituto Comprensivo Morosini davanti al plesso San Provolo della medesima scuola; al terzo posto si classificata la scuola Vettor Pisani. La Coppa stata assegnata, sommando i piazzamenti ottenuti nelle singole categorie maschili e femminili dellamanifestazione, cui hanno partecipato oltre 400 atleti in rappresentanza di 13 scuoledella Citt Metropolitana di Venezia. Cos si scopre cheil plesso vincitore lha spuntata tra le ragazzedavanti alla scuola Vettor Pisani ed al convitto Foscarini; quarta si classificata la rappresentativa delplesso San Provolo, che ha per primeggiato tra i maschidavanti allistituto comprensivo Berna ed ai colleghi del plesso Priuli-Carminati. A livello individuale si sono imposti: in campo femminile, Sara Vianello della scuola Loredan (1 media 1000 metri), Sofia De Polignol del convitto Foscarini (2 media 1500 metri), Giulia Ghezzo della scuola Pisani (3 media 1500 metri); in campo maschile, Ratul Prodhan della scuola Einaudi (1 media 1000 metri), Isacco Guadagni della scuola Pisani (2 media 1500 metri), Alessandro Vitalino dellistituto comprensivo Berna (3 media -2000 metri). I primi tre classificati di ogni categoria sono stati premiati con un medaglione (oro argento bronzo), mentre dal quarto al decimo classificato stata attribuita unamedagliadi bronzo. Alle premiazioni, accanto al presidente ed a numerosi dirigenti delC.U.S. Venezia, ha presenziato il vicesindaco ed assessore comunale allo sport, Andrea Tomaello con la delegata allo sport della Municipalit di Venezia, Sara Arco. Un sentito grazie stato rivolto ai giudici FIDAL ed agli scout, che hanno supportato lorganizzazione della partecipata manifestazione, al cui successo stato determinante limpegno di insegnanti e dirigenti delle scuole presenti.
Il rapporto con Shakespeare percorse tutta la vita di Verdi, nellimpegno continuo da parte di questi di carpire allammiratissimo drammaturgo inglese i segreti pi reconditi per tradurli in parola scenica, per farne lanima e la vita di un teatro in musica che sapesse cogliere lessenza delluomo ed elevarla al livello di verit artistica. Ed singolare che questo rapporto, dopo essere passato per gli abissi tragici di Macbeth e Otello e aver solo sfiorato quelli di un Re Lear che non vide mai la luce, dovesse avere come ultimo approdo Falstaff. Una commedia lirica, cio, ispirata a due lavori di Shakespeare: The Merry Wives of Windsor, commedia a sua volta, e il dramma storico Henry IV. Ma Verdi non era uomo - e quindi non era artista da trattare in maniera facile e superficiale neppure una materia in apparenza disimpegnata. E dalle vicende riguardanti sir John Falstaff, obeso crapulone ricco di unaristocratica dignit, non trae, come scrive Lorenzo Arruga unopera buffa, ma unopera seria rovesciata; cio una parabola sulla vita e sulla morte guardate entrambe da un punto di vista eccentrico rispetto allusuale. Quanto poi questa parabola tradotta in musica ed in canto riguardi luomo Verdi, quanto cio il compositore-contadino di Roncole si riconoscesse, al tramonto della propria esistenza, nel gaudente eppure crepuscolare baronetto, impossibile a dirsi. Mentre certo che il personaggio Falstaff pu elevarsi ad archetipo di un certo modo, sempre attuale, di attraversare la vita come fosse un grande parco dei divertimenti, godendo ora di unattrazione ora di unaltra con insaziabile golosit e non arrendendosi neppure agli inequivocabili ed ineludibili segnali lanciati dal trascorrere degli anni; anzi, ignorando finch si pu i peli grigi e rilanciando senza stancarsi sul tavolo della vita come un giocatore di poker deciso a provare il brivido dellultimo bluff con i pochi spiccioli che gli rimangono. Perch, per Falstaff, la realt sempre attraente e appetitosa come una bella mela rossa e croccante. E pazienza se chi gli sta attorno si accorge che lattempato sir non ha pi i denti per addentarla e lo sbugiarda e lo rende ridicolo. Non importa. Ci che importa aver vissuto sempre, fino in fondo e fino allultimo, non fuggendo mai davanti alla sfida neppure quando buon senso e dignit lavrebbero suggerito, ma affrontandola a viso aperto, con coraggio ed ottimismo, accettando le sconfitte con lo stesso sorriso di aristocratica superiorit con cui si vivono le vittorie; perch tutto nel mondo burla e, davanti alla ruota del tempo che ci macina inesorabilmente, siamo tutti gabbati. A questa storia Verdi dedica un lavoro minuzioso, accuratamente rifinito, di puro cesello. Ne esce una partitura che come un mosaico o un arazzo di assoluta eleganza, composto di innumerevoli tessere o fili intrecciati multicolori, raffinati, tersi, trasparenti. Ma tutti questi splendidi frammenti richiedono di essere ricompattati secondo una visione unitaria sotto il profilo sia musicale sia teatrale. Ed forse questo il problema pi impegnativo che deve risolvere chi dirige e chi mette in scena Falstaff, anche a causa di un libretto erudito e raffinato quanto si vuole ma forse carente nel fornire un sostegno drammaticamente solido alle note. E limpressione di una concezione unitaria che tenga saldamente in pugno il materiale musicale e drammaturgico altrimenti frammentario, quasi sfuggente, si avuta alla Fenice, ove Falstaff stato presentato come spettacolo inaugurale della stagione lirica 2022-2023. Strutturalmente coerente e compatta apparsa la lettura del maestro Myung-Whun Chung, che cerca tendenzialmente tempi riposati, larghi, soprattutto nel canto di conversazione, con il risultato che la parola scenica, fulcro della drammaturgia verdiana, ne esce valorizzata in ogni sfumatura; risultato particolarmente importante con un testo come quello di Boito, cos ricco sul piano letterario da apparire perfino sovrabbondante. Questa agogica distesa si accompagna, nella concertazione del maestro sudcoreano, alla predilezione per sonorit piene, corpose, turgide talvolta, a cominciare dallaccordo che introduce lopera, restituito con piglio decisamente robusto. Il risultato una lettura originale, che valorizza il suono al punto che certe soluzioni armoniche e timbriche suonano nuove allascoltatore, al quale sembra di riscoprirle in quel momento, anche se il gusto, che si potrebbe definire di ispirazione romantica, per la bellezza e la pienezza sonore pu andare talvolta a discapito della brillantezza e della briosit, caratteristiche coessenziali alla scintillante partitura. Questo limite tuttavia, non si registra certo nella parte conclusiva dellAtto II, ove il tessuto sonoro che sostiene il parapiglia scatenato dallirruzione di Ford in casa propria a caccia dellamante della moglie, restituito con una leggerezza cos fluida e compatta da lasciare a bocca aperta. E onore al merito, qui ed altrove, allorchestra della Fenice, sempre pronta e duttile nel rispondere alle richieste di un maestro del livello di Myung-Whun Chung. E unit e compattezza si trovano anche nello spettacolo firmato dal regista inglese Adrian Noble, con le scene di Dick Bird, i costumi di Clancy, il disegno luci di Jean Kalman e Fabio Barettin, i movimenti coreografici di Joanne Pearce. A dirla tutta, la novit vera di questo Falstaff non rappresentata dalla presenza sul podio di Myung-Whun Chung, ospite graditissimo alle inaugurazioni della Fenice ormai da qualche anno, n dalla interpretazione di Nicola Alaimo, il cui sir John senza confronti oggi e forse anche ieri; ma dal fatto che in un grande teatro dopera, per giunta in occasione dellapertura della stagione, si possa assistere ad uno spettacolo non trasportato cronologicamente in altra epoca, non rivisitato perch Verdi e compagnia hanno bisogno di essere attualizzati (!?), non eviscerato per rivelarne i contenuti reconditi, ma semplicemente messo in scena per raccontare una storia in modo bello, chiaro, comunicativo, lasciando che ad esprimersi siano il canto, la musica, il libretto e, finalmente, autorizzando lo spettatore a trarre le proprie conclusioni da ci che vede e sente senza essere imbeccato. La messa in scena, infatti, ambientata allepoca di Shakespeare, e di quellepoca coglie con arguzia, con gusto, con pertinenza, lo spirito e gli umori, attraverso un linguaggio semplice (attenzione, non semplicistico), lineare, comunicativo. Il lavoro sui singoli personaggi attento, curatissimo, ognuno caratterizzato nel migliore dei modi. Il resto lo fanno la scenografia, che riproduce con poche varianti nel corso degli atti la bella e suggestiva struttura lignea del Globe Theatre di Londra caro a Shakespeare; i costumi anchessi depoca, veramente belli; lappropriato disegno luci (perfetta latmosfera cupa e misteriosa creata durante laria delle corna di Ford). Arricchisce linsieme senza appesantirlo la rappresentazione, di deliziosa eleganza, di alcuni momenti del Sogno di una notte di mezza estate, che fanno da sfondo al cicaleccio delle signore il termine comari non rende giustizia al loro rango borghese durante la parte seconda del Primo Atto. Semplice quanto efficace anche la messa in scena del finale, con un grande ceppo al centro del palcoscenico a simulare la foresta, una miriade di luci che scendono dallalto a rappresentare lo stellato, la regina delle fate che avanza immobile dal fondo con effetto di buona resa orrorifica. Il regista spiega lambientazione dello spettacolo al tempo di Shakespeare con il fatto che quellepoca in Inghilterra segna il passaggio fra cattolicesimo e puritanesimo, cos come il Falstaff di Verdi rappresenta in qualche modo un ponte fra suggestioni medioevali - rintracciabili in quella sorta di cialtronesco rito di purificazione cui sir John sottoposto nel finale e il puritanesimo incarnato da Ford, il cui vero dio il denaro, seppure inteso come premio del lavoro indefesso ed onesto. Ma questa spiegazione sembra voler rivestire di un abito intellettuale una scelta che non ha bisogno di giustificazioni, perch bella e convincente di per s, perch teatro vero e non elaborazione concettuale per pochi eletti. Nel cast giganteggia in tutti i sensi, quello metaforico come quello fisico, il Falstaff di Nicola Alaimo, che usa con somma finezza, intelligenza e senso teatrale uno strumento duttile, omogeneo, corposo, per sottolineare ogni variazione nel colore, nellespressione, nellintensit della parola scenica. Un solo esempio fra gli innumerevoli che si potrebbero portare: nella frase Quest il mio regno. Lo ingrandir, riferita alla monumentale epa del protagonista, con il crescendo sulla a di ingrandir il baritono asseconda mirabilmente, servendosi di un mezzo puramente musicale, limmagine di trionfale espansione - dellorgoglio di sir John simboleggiato dalla sua pancia - suggerita dalla situazione. Linterpretazione di Alaimo d limpressione di un caleidoscopio sonoro continuamente cangiante, assecondato attimo per attimo da una padronanza totale dellatteggiamento e del gesto. Un Falstaff da spellarsi le mani, come effettivamente avviene, e chi se ne importa se si potrebbero registrare qualche effetto parlato o falsetto di troppo, qualche scoppio iracondo che sembra superfluo. cos eloquente, convincente, appariscente direbbe Boito, questo Falstaff, che non resta che applaudire. Il resto della compagnia assolutamente allaltezza. Il Ford del bulgaro Vladimir Stoyanov ammirevole per limpostazione vocale e scenica, che ne fa unemblematica figura di ricco borghese in perenne e diffidente difesa dei propri beni, la moglie come il denaro. Il baritono, poi, del tutto convincente nellaria delle corna per la completa adesione al momento psicologico espresso dalla musica. Bene assortito il gruppo delle signore di Windsor. LAlice del soprano Selene Zanetti mostra vocalit sicura e ben tornita e una felice immedesimazione nel ruolo; elegante la Meg del mezzosoprano Veronica Simeoni; splendida Quickly, infine, quella del contralto Sara Mingardo, capace, con la sua arte e la sua esperienza, di restituire in pienezza il personaggio attraverso il canto, che si qualifica per intonazione, musicalit e misura pur non perdendo nulla in espressivit, anzich attraverso effetti di dubbio gusto. Nella coppia degli amorosi, la Nannetta del soprano Caterina Sala dolce e garbata quanto serve e mostra unemissione sicura, anche se Sul fil dun soffio etesio avrebbe meritato ancora pi incanto e morbidezza, ma nellesecuzione di certi pezzi rimane sempre un margine di miglioramento. Il Fenton del tenore USA Ren Barbera, se non mette in mostra quella disinvoltura e scioltezza di movimenti che un innamorato poco pi che adolescente dovrebbe avere, esibisce per una vocalit preziosa, basata su di unimpostazione tecnica impeccabile, una linea di canto perfetta, un timbro delicato che si rinforza e si espande scintillante non appena la voce viene spinta verso lalto. Niente da dire, se non cose positive, sulla coppia degli sciamannati servitori di sir Jhon, il Bardolfo del tenore Cristiano Olivieri e il Pistola del basso Francesco Milanese: entrambi perfettamente in parte, pittoreschi ma non esageratamente caricati, vocalmente adeguati con una piccola preferenza per la voce grave. Le medesime considerazioni valgono per il dr. Cajus del tenore Christian Collia. Puntuale e preciso il coro della Fenice diretto da Alfonso Caiani. Alla serale di marted 22 novembre, resa possibile dal funzionamento del Mose nonostante fosse prevista unacqua alta da record, lo spettacolo stato accolto con gioioso entusiasmo da parte del pubblico che gremiva il teatro in ogni settore. Adolfo Andrighetti
Dopo le sospensioni per l' "Acqua Granda" (2019) ed il Covid (2020-2021) torna, il prossimo mercoled 23 Novembre, la tradizionale Coppa Faganelli di corsa campestre, giunta alla 59 edizione ed organizzata dal C.U.S. Venezia nell'insulare pineta di SantElena. La manifestazione sportiva avr inizio inizio alle ore 9.45 ed riservata alle scuole medie della provincia di Venezia. Le gare sono divise in tre categorie maschili ed altrettante femminili: m.1.000 per le classi prime (nate/i nel 2011); m.1.500 per le classi seconde (nate/i nel 2010) e per le classi terze femminili (nate nel 2009); m.2.000 per le classi terze maschili (nati nel 2009). Le scuole iscritte sono 13 con circa 500 partecipanti: Convitto Marco Foscarini di Venezia; I.C. F.Morosini Plesso Priuli-Carminati di Venezia; I.C. F.Morosini Plesso S.Provolo di Venezia; I.C. U.Foscolo di Murano-Burano; I.C. Berna di Mestre; G.Volpi di Favaro Veneto; L.Einaudi di Marghera; I.C. Baseggio plesso di Malcontenta; U.Foscolo di Marghera; Istituto Cavanis di Venezia; D.Alighieri di Venezia; V.Pisani del Lido di Venezia; P.Loredan di Pellestrina Venezia. Saranno premiati i primi tre classificati di ogni categoria con un medaglione (oro argento bronzo) e dal quarto al decimo classificato con medaglia di bronzo. Saranno inoltre stilate classifiche per istituto sulla base dei piazzamenti nei settori maschile, femminile ed assoluto; alla scuola, che avr ottenuto il miglior punteggio complessivo, verr assegnata la Coppa Faganelli 2022.
Sono giorni di grande fermento per gli amministratori condominiali anche veneti, impegnati in una corsa contro il tempo, dettata dalla scadenza del 25 Novembre prossimo per presentare ai Comuni la pratica di inizio attivit (CILAS)ed avere cos titolo per accedere al superbonus 110%, che da quella data in poi scenderࠠal 90%. evidente, per precisa Lino Bertin, Presidente di ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali ed Immobiliari) Veneto chela maggior parte degli edifici saranno esclusi dalloriginario beneficio perch, in una situazione di persistente incertezza, il termine ultimo per la presentazione della documentazione stato anticipato di circa un anno. altrettanto chiaro che in assenza di un regime transitorio e senza, per giunta, una soluzione concreta alla vicenda dei crediti incagliati, lapplicazione del Superbonus vienefortemente ridotta, fallendo lobiettivo di riqualificazione energetica di un patrimonio edilizio ormai datato, come invece previsto dalle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Non solo: il provvedimento del Governo pregiudica il futuro di migliaia di imprese edili con gravi ripercussioni sulloccupazione di un settore in marcata crescita economica. Non da Paese civile concludeil Presidente di ANACI Venetocambiare le norme in corso dopera; come evidenziato da pi parti, stanti le attuali condizioni, lapplicazione del Superbonus si fermer definitivamente. indispensabile proseguire verso gli obiettivi di risparmio ed autonomia energetici perdipi condivisi dallattuale maggioranza parlamentare.

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Per il ciclo di colloqui televisivi "Approfondimenti video" curato da Asterisco Informazioni, il direttore Fabrizio Stelluto conduce un’intervista con Federico Allamprese, fondatore e amministratore delegato di “Il Granaio delle idee” con sede a Maserà in provincia di Padova, circa 45 i dipendenti e un fatturato 2020 pari a 10 milioni di euro nella produzione intermedia di prelavorati della panificazione e della dolciaria che vengono utilizzati dai panettieri. Guarda qui l'intervista completa
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